Purtroppo non sempre riesco a farmi comprendere dai miei gentili compagni di corso, ma non ero ancora arrivata a far ridere un prof...cosa che mi è appena successa!
La risata non è stata suscitata tanto dal francese (che fa comunque la sua bella parte, ed è a tutt'oggi vittima del problema del cominciamento), quanto dalla mia domanda.
Finito il corso e ancora scossa dalla scoperta che tra le altre cose che devo buttare, perchè rotte, ci devo mettere anche la chiavetta usb, vado dal prof per chiedere chiarimenti sull'esame di fine corso (questione che gli avevo già posto, ma sai com'è, son straniera...).
Ok, si tratta di devoir à la maison, una ventina di pag, soggetto a scelta. "A scelta tra i temi indicati nel corso, nella bibliografia?" HAHAHA, ma a me che m'importa della bibliografia, io voglio il tuo soggetto...non il mio. signorina, lei non è al master due, non ha già un progetto di tesi, qualcuno con cui farla...insomma, ci siamo?
...Merd! La luce! di fronte a tanta fiducia e libertà il mio viso ha assunto un'espressione di gaia comprensione (diciamo pure ebete), dimenticando giusto per un attimo che la dimensione della progettualità, nonchè la capacità di scrivere in francese, sono mete ancora lontane.
In molte circostanze, la cosa più difficile è trovare un punto di equilibrio. Bisogna essere bravi per rimanere in uno stato di pacifico benessere, evitando gli estremi della depressione e dell' estasi amorosa.
Una giusta domanda potrebbe essere: e perchè dovresti volere l'equilibrio?...lasciarsi andare ogni tanto, no eh?
Il più delle volte penso di essere in perfetta quiete, senza sforzo, oppure in perfetto moto inerziale. non mi privo di niente, più che altro osservo intorno, e ho l'impressione che da un momento all'altro potrei iniziare a vorticare senza sosta...nessuna rete che rattrenga, nessun oggetto da fermare.
Nessun progetto definito, nessuna scadenza, nessuna possibilità che va realizandosi...il tutto quando inizi a considerare che potresti fare qualsiasi cosa, essere qualsiasi cosa, un puntino nell'universo come il centro del mondo.
Il vortice ti prende, l'aria comincia a farsi più calda. Sai che non gli permetterai di portarti via, per ora ti basta qualche ora d'abbandono.
Avviso a tutti i lettori.
La redattrice v' informa che, dato il successo del format, il blog verrà prolungato di tre mesi rispetto alla data di chiusura prevista.
Trattasi di decisione impegnativa, e chi ha orecchie per intendere, intenda
corso di francese orale. dopo aver letto un testo la prof ci lascia qualche minuto per pensare a come riassumerlo, in seguito chiede chi ha voglia di esplorlo. la prima ragazza viene costretta brutalmente a offrirsi, la seconda, volontaria, sono io.
esordisco con: sono qui perchè ho molte incertezze...tra l'altro, frase classica per altro generi d'incontri.
inizio a leggere, primo passo falso. continuo, inciampo di nuovo. non sono le parole ad essere sbagliate, è la costruzione della frase. Non sentirai nessuno parlare cosi', mi viene detto.
Concludo, non a fatica, ma avendo dato sfoggio del mio essere italiana.
Torno al banco un poco instupidita. S. mi dice: fai il mio stesso errore, pensi ancora in italiano.
Pensare in italiano, ma è possibile non farlo? intendo, comprendo in cosa consistono le diversità e che esistono diferenti modi d'espressione, li avverto, quando sento parlare francese, e so di attenermici quando sto conversando...ma è possibile non pensare, non ragionare in rapporto alla propria lingua?
Durante il corso di francese mi sono accorta che i tedeschi fanno domande...da tedeschi (e non per sfottere, anzi!), le cinesi non ne parliamo, i polacchi fanno fatica con gli articoli, io non capisco la punteggiatura (la quale, come S. mi ha fatto giustamente notare, segue l'intonazione della frase...quindi è un casino).
e poi, cosa si diventa quando non si pensa più in italiano?
...chissà perchè pensando alle grandi città ci s'immagina chissà quali stili di vita e trasgressioni...
in realtà devo darvi una brutta notizia: a Parigi gran parte dei locali chiude alle due di notte.
Ma come? a parigi? e allora che fanno, che ne so, i bretoni?!
Ieri sera, dopo un breve giretto a belleville (che verrà ricordato come 'alla ricerca del pub abbattutto'), ci siamo rintanate in un grazioso pub sotto montmartre. dieci minuti per il tavolo, è mezzanotte e mezza passata; mi spiace, la cucina è chiusa, non serviamo cafeteria, non abbiamo più analcolici, potete spostarvi in quell'altro tavolino...tempo venti minuti e vengono riordinate le sedie. in effetti non sempre si vede la proverbiale politesse francese (e alle volte è anche un bene!).
chissà perchè ci aspettiamo che questa città giri a ritmo costante 24 ore su 24...
a volte, guardandola, mi sembra di essere di fronte ad un grande paese. il modo di parlare dei parigini (tutto pieno di ah bon, bien, ouf, zut), sorprendentemente informale e rilassato, la gente che vedi per strada, soprattutto in quartieri come montmartre, i vecchietti che giocano a bocce (peitanque), le ragazzine che fanno le loro promenades il sabato pomeriggio...a volte mi chiedo dove sia finita la vituperata grandeur di Parigi. anche se è ovvio, a vedere le cose cosi' da lontano, tutti siamo indulgenti.
usciamo dal pub, non sono ancora le due, la voglia d'alcool non è stata soddisftatta, non parliamo della fame. domani, solito corso della vulcanica M.me Dominique. Consoliamoci allora con una gauffres, magari al rhum!
pensavo...ci sono delle cose che non si possono fare in erasmus?
mi spiego: è opinione comune che qui siamo tutti (gli erasmiani intendo) fuori dal tempo, in un mondo parallelo caratterizzato da alcuni come il favoloso paese della cuccagna.
se è cosi', è possibile che si ci trovi a fare delle cose totalmente diverse, e ad essere diversi, rispetto al nostro mondo di partenza (ovviamente non occorre prendere un aereo perchè accada una cosa che, alla fine, puo' essere auspicabile).
tutto cio' mi appare contorto (anche se devo ammettere che ultimamente non conservo più tanto stabilmente i miei giudizi), e nello stesso tempo naif...eppure inizio a sentire che è cosi'.
conosci una persona, siete entrambi stranieri, potreste essere molto simili e stare bene insieme, ma almeno uno dei due non avrà pazienza, non avrà tempo, e poi per cosa, da dedicare a te?soltanto? c'è cosi' tanto da fare e cosi' tante persone da conoscere...
si', forse generalizzo troppo...ma la cosa che mi lascia più perplessa è che non so riconoscere se sia un limite, un problema, o no.
venerdi' non sapevo bene cosa fare. dopo aver letto qualcosa, decido di andare a visitare la bilbioteca del mio paesino.
da fuori si presenta come un piccolo castello, in mezzo al suo giardinetto. dentro, delle gentili signore di mezz'età ti accolgono con un bel sorriso mentre sorseggiano il loro te.
ovviamente passo dei quarti d' ora ha curiosare in giro, scelgo un libro e vado decisa al banco, tenendo ben stretto il verbo francese che mi occorre...il quale non basta perchè per il prestito libri bisogna sborsare 11 euro di tessera più 1 euro a libro!
Il prof. di metafisica (!) mi ha gentilmente obbligata a fare un esposizione su un tizio italiano che ha pubblicato una qualche traduzione innovativa di descartes. peccato che il libro si trovi alla sorbonne (!!!).
mi armo di pazienza, prendo la metro fino all'hotel de ville e cammino sotto un cielo plumbeo sino all'ingresso sorvagliato dai flics. mostro la carta studenti, chiedo per la biblioteca, mi fermo a guardare il cortile interno della sorbona, pensando brutti bastardi!...inutile dire che cresce la simpatia per nanterre.
con il mio bel capottino che viene ad essere necessario in questa occasione, salgo le scale e varco l'ingresso della biblioteca.
a me e alla mia carta non è permesso di entrare. la tizia addetta mi spiega che devo far domanda, portare foto, certificato di studio e contratto di locazione, il tutto per poter solo consulare e fotocopiare, bien sur, i libri.
esco imprecando in italiano. provo a tentare con la bilbioteca sainte genevieve, li' ho la tessera.
niente, non è giornata, bisogna attendere per entrare e in fila scopro che neanche qui è concesso portarsi i libri a casa. dopo mezz'oretta entro. la scheda non funziona, ah no, sono io che l'ho inserita in modo scorretto. dietro di me sento gli studenti fremere per prendere il loro posto sui libri e io riprendo a imprecare.