'con l'augurio di molte farfalle'

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lunedì, 29 gennaio 2007

viva le nasali

Cosa c'è di più brutto che beccarsi un raffreddore che non si decide a tramutarsi in febbre ma che comunque ti impedisce di fare qualsiasi cosa, di dormire, di leggere, di mangiare?

Beccarsi il suddetto raffreddore quando si è chiusi in quel di V., in una stanza di 10m2, senza cesso, soli, con la televisione come sola compagna...terribile.

Lo ammetto, mi sto trasformando in un vegetale (e in tal caso, il francese appreso alla tv non mi servirebbe più). Comincio a riconoscere i programmi televisivi, a che ora la mattina fanno Beverly Hills (!), a che ora i cartoni, etc. E a forza di fissare il tubo catodico (tra l'altro da molto vicino, date le dimensioni del tutto), mi sono resa conto che la televisione francese fa cagare quanto la nostra, se non di più.

Ok, nel mio iniziale entusiasmo, ero contenta dei programmi di Arte o dei filmetti praticamente senza pubblicità della prima serata. Ma fidatevi che a guardare per più di tre ore al giorno la tele, qualunque canale, c'è veramente di che rabbrividire...reffreddore a parte.

Oggi mi sono forzata ad uscire, ho deciso di rompere l'incantamento televisivo.

Mi vesto lentamente, non mi sento molto in forma. L'ascensore è ancora rotto, un passo dopo l'altro scendo i sette piani. Fuori il sole, l'aria mite.

Mi sembra di essere in convalescenza. I suoni mi giungono ovattati, e le immagini, sembra che sia rimasta assente una vita da questi posti.

La scuola deve essere finita da poco, i bambini corrono nel parco. Mi nascondo più che posso nella sciarpa, per paura del vento ma soprattutto dei bambini.

Raggiungo la cabina telefonica, chiamo a casa. Mia mamma si sorprende della mia voce, nonostante siano tre giorni che le scrivo che non sto bene. "Mi raccomando, stai coperta, che prendi freddo...".

Ormai sempre più convinta di stare sfidando la sorte m'incammino verso la stazione. Dovrebbe esserci chiaro ancora per un'oretta...aspetta, cosa fanno a quest'ora in tv?

postato da: Luluisa alle ore 16:33 | link | commenti (1)
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giovedì, 25 gennaio 2007

jeudi

Scenetta tipica, in tipico stile francese

Stamattina vado all'unico corso che ha il coraggio di trascinarsi avanti anche in questi giorni di festa (da che? perchè? non zo). Ci vado perchè spero che il prof abbia corretto il mio lavoro, e soprattutto lo abbia imbellettato con voto. Ovviamente non è cosi', come tante altre cose.

Ok, vado da lui, chiedo se ha corretto, dice quindi di no, e comincia il teatrino.

Ora, so che non ce n'era bisogno, ma mi sentivo di dirgli che non avevo avuto il tempo di far coreggere il lavoro da un francofono, ergo speravo riuscisse a leggere. E fin qui, comprensibile, anche all'orecchio d'oltralpe.

Il problema è sorto dopo, causa la mia immancabile sovrabbondanza di cortesia (...che poi!).

Allora, per farla semplice ma soprattutto dicendola in italiano, io volevo semplicemente comunicargli che era possibile che la costruzione delle frasi non fosse proprio corretta e mi auguravo, dato la sicura modalità espressiva di merda del suddetto lavoro (ma tutto cio' è rimasto implicito), che riuscisse almeno a capire il senso della cosa.

Va proprio detto: Stupore e tremori (anche se è più bello Stupeur et tremblements)!

Risposta sua: bon, cerchero' di districarmi.

Veramente, ma è freddezza d'animo, ottusità di spirito o meravilgliosa semplicità del vivere?

Ma alla fine, non si ha mai occasione di approfondire tali questioni. Si scappa tutti casa, è il cielo che decide.

postato da: Luluisa alle ore 13:31 | link | commenti (1)
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martedì, 23 gennaio 2007

riflessioni

So di non aver scritto molto in questo periodo, e so anche il motivo.
Non era la stanchezza, o la mancanza di tempo a tenermi lontana dal computer...semplicemente non avrei saputo cosa scrivere. O meglio, non ero nello stato d'animo adatto per farlo.
Forse mi sono resa conto, le scorse settimane, di cosa mi piacerebbe fare tra qualche anno e insieme a questa prima consapevolezza sono arrivate l'agitazione e la paura.
Era strano voler vedere un qualcosa di concreto a casa, ed essere qui, e sapersi qui, per quest'anno.
Mi ha preso lo sconforto: parliamoci chiaro, mi son detta, ma che cazzo sto facendo qui?
Poi ho ricominciato la vita universitaria, gli esami sono finiti, ho ripreso ad uscire.
Domenica, durante una mezza giornata passata per le strade di Parigi, ho capito.
Forse non è une posizione difendibile, forse pecco come al solito di semplicità ed ottimismo, ma io sono qui per Parigi e rimarro' qui, i restanti mesi, a guardare questa città meravigliosa, cosi' bella e viva da togliere il fiato.
Bene, hai scelto, ti basta? Devo ametterlo, ho sentito diverse pesone, qui a Nanterre, non soddisfatte di come stanno andando le cose.
Ma, cercate di vederlo...il cielo, limpido, e il vento schietto. Gli spazi della Défence, o la Senna che scorre sotto i ponti. Tu che cammini in una città di 6milioni di abitanti, capisci, compri libri, mangi, esci, vai a ballare.
E ancora gli schiamazzi del Marais, le patatine fritte, i libri economici, e la televisione senza delle tette o il papa che intasino lo schermo (anche se a qualcuno queste cose mancano, in maniera più o meno comprensibile!)...la métro, la gente che legge nella métro, il tramonto, i cafés, l'odore di burro, il sapore del burro, la politica francese, le mille persone diverse che vedi per strada, la tranquillità e la malinconia che ti trasmettono certi posti.
Ha ragione L., a volte è bello lasciare accadere le cose.
postato da: Luluisa alle ore 16:54 | link | commenti (4)
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la domenica

Purtoppo avevo ancora un po' da studiare la domenica, non sarei potuta rimanere fuori tutta la giornata.
Dopo una serata passata in compagnia, mi sveglio a casa di S.
Il programma è semplice ma ben definito: visita alla tour montparnasse, per vedere la ville dall'alto, e poi tappa nel marais, a mangiare.
Siamo pronte in poco tempo. Usciamo in strada, e scendiamo fino alla métro.
La giornata è splendida: il sole illumina l'aria eil vento è piacevolmente frizzante. Ce ne stiamo perse nei nostri pensieri per un po', probabilmente entrambe colpite dalla solita seducente bellezza di Parigi.
Arriviamo fino a Montparnasse. La terrazza panoramica si trova al 59esimo piano.
Qualche piano sotto hanno creato un percorso per godere al massimo della vista da dietro la facciata a vetro.
Guardiamo le strade sotto di noi, quelle che si propagano,  e continuano...S.me lo fa notare: è vero, sono proprio storte.
Saliamo tre piani. L'utima porta del corridoio ci annuncia il vento, là fuori.
La terrazza assomiglia ad una pista d'atterraggio. Siamo spinte dall'aria a costeggiare il parapetto.
Una lieve nebbiolina inumidisce la parte sud della città. Le case sembrano tutte della stessa altezza, della stessa forma, ma noi sappiamo che in mezzo loro si nascondono cose stranissime, piccole cupole di chiese ortodosse, edifici storti o squadrati, piccoli parchi, fondamenta divelte.
Scendiamo, e passeggiamo un poco guardando i dipinti esposti nel mercato del quartiere.
L'orario ci spinge a riprendere la métro, un fellafel ci aspetta.
Davanti al locale molte persone sono in fila. S. ha il tempo di entrare in un panificio ebraico.
Di fianco a quest'ultimo, due giovani, vestiti di nero, i riccioli che scendono dal copricapo, stanno infilando un lembo di stoffa nera intorno al braccio di un uomo. La stoffa è decorata con delle parole ebraiche.
Prendiamo il nostro posto nella fila. Tutto il quartiere è pieno di gente, di famiglie che vogliono pranzare.
Tocca a noi. Il locale è piccolo, ma molto oraganizzato. Arrivano per prendere l'ordinazione: due fellafel spéciales, una citronnade, un juce des fruits...nella mia ingenuità chiedo a S.: niente patatine?
Lo sguardo in risposta mi fa capire che non ce ne sarà bisogno.
Il fellafel è ottimo, e la limonata si rivela une buona scelta.
A fatica, con estrema lentezza, chiediamo il conto e lasciamo il locale.
Dopo un veloce caffè a casa sua, saluto S. e mi dirigo alla stazione.
Il treno è già sul binario, non faccio in tempo a sedermi che le porte si chiudono.
Stanca, chiudo gli occhi. Un uomo ha cominciato a cantare, accompagnato dalla chitarra. Non canta in francese, no, è spagnolo, ma la sua voce è talmente lieve che fatico ad accorgermene, sembra non voglia disturbarci.
Sta cantando Paloma. Dal finestrino vedo arrivare i primi paesini della banlieu.
Soddisfatta, di nuovo, dopo un periodo d'incertezza, mi perdo nel paesaggio, con un dolce lamento sullo sfondo.
postato da: Luluisa alle ore 16:18 | link | commenti (1)
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la fin du cours

Settimana di fine corsi. Sono uscita da poco da lezione, il prof ha consegnato i compiti, tutti meno il mio (causa, a suo dire, incomprensioni di lingua). Ad ogni modo il lavoro fatto a casa gli è andato bene.
Mi avvicino alla cattreda per chidergli di registrarmelo. Una signora sulla cinquantina sta parlando del suo compito, lo vuole migliorare. Lavora, segue i corsi solo per plasir, ma lo vuole migliorare.
Mi accorgo che non è francese
Lei mi guarda, e ad alta voce dice: "Non dev'essere facile per gli italiani fare le vostre dissertazioni...sono cosi' francesi!". Il prof se ne risente, d'accordo sull'essere francesi, ma un po' di analiticità fa sempre bene (bisognerebbe pero' vedere cose intende per analiticità).
Io sorrido, concordo. Niente di più noioso che un commento alla francese, fortuna che io lo vivacizzo con le concordanze sbagliate!
I compagni di corso attendono il loro turno dal prof. Penso che ormai tutti mi conoscano, alcuni mi guardano.
Qualcuno vorrebbe aspettarmi per salutarmi, ma fuori il vento urla, la giornata non promette molto di buono.
Esco da sola. Fuori dall'aula giusto un ragazzo. Fortunatamente mi dice Salut! e non Bonjour: a volte mal tollero la freddezza di qui.
Fuori, in strada, il vento soffia. Ho qualche ora da far passare. Cammino lentamente, i capelli sciolti, le mani ben in fondo alle tasche.
Speriamo nevichi
postato da: Luluisa alle ore 15:27 | link | commenti
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lunedì, 15 gennaio 2007

prime fosche impressioni

Tempo di rentrée...primo corso alle nove, dopo una nottata quasi insonne per colpa dello stomaco vuoto (ma sarebbe meglio dire, del frigo vuoto) e di un libro che non avrei dovuto leggere fino a notte fonda.

Faccio fatica a pensare di aver passato in Italia cosi' tanto tempo. Sono solo le due e ho già preso un treno, une metro, seguito lezione, consegnato un devoir, visto S., visto A., fatto le scuse per il mio francese traballante, scancherato perchè ste stampanti non vanno...e mangiato una baguette!

Forse avrei bisogno di un periodo di acclimatamento (?!) per riprendere a pieno, ma sembra non ce ne sia il tempo.

I compagni carini ti chiedono come sono state le tue vacanze, tu rispondi, la lingua si scioglie e il cervello fatica a starle dietro... In realtà sono sicura, sento di potermi fidare, di me, ma penso sia meglio non smettere di sorvegliare i miei discorsi, ancora per un po'.

Mi sento immersa nell'ottundimento (che fa coppia con acclimatamento) più totale. E poi fa caldo...ma sono davvero tornata?

 

postato da: Luluisa alle ore 14:07 | link | commenti (1)
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sabato, 06 gennaio 2007

the space between

tra pochi giorni il rientro...pensavo mi sarebbe pesato di più rimanere a casa, invece scopro che nulla è cambiato, dentro di me.

non ho esattamente voglia di partire, ma so che non potrei rimanere qui a lungo. forse mi rattrista il viaggio che dovrò fare, da sola.

sono state delle vacanze in famiglia, niente di più. mi accorgo di quanto affetto ho bisogno.

a volte mi chiedo perchè bisogna fare le cose da soli, sentirsi soli...mi piace essere indipendente, prendere e andare, ma non sempre i tuoi legami possono venirti dietro.

il 31 ero a bologna, e non ho riconosciuto la stazione. J. parte, questa volta davvero.

Sono state delle vacanze malinconiche, e tristi.

Forse ho voglia di fermarmi, cessare di fare qualsiasi cosa, volgere il capo e vedere qualcuno vicino a me.  

postato da: Luluisa alle ore 14:57 | link | commenti (1)
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