Piccoli pezzi...
Sabato pomeriggio, métro Opera. Tanta gente accalcata ad aspettare il treno. Dai passaggi pedonali giunge la voce roca di un sax.
Dietro la fila di persone, un bidone dell'immondizia e di fianco un ragazzo, nella tuta verde degli impiegati comunali. Intento ad infilarsi i guanti da lavoro, a fatica, lancia dei gran sorrisi intorno a sè.
Divertito, inizia a raccogliere per terra i rifiuti traboccati dal cestino, agitando la scopa a tempo di musica. Ogni tanto si volge alla gente, cerca un compagno con cui ridere.
Lo guardo, per qualche minuto. Pur muovendosi in maniera scoordinata, le sua azioni esprimono grazia, un'estrema dolcezza...mi trovo a chiedermi se non gli dispiaccia lavorare qui sotto, alla luce artificiale.
Arriva il treno. La gente non si volta, alcuni corrono dentro, altri escono di fretta, testa bassa. Mi siedo a fianco della porta e guardo per l'ultima volta questo ragazzo che chissà quante persone continueranno a chamare ritardato.
Lentamente partiamo e sorrido...guardo fuori il nero del tunnel e me lo immagino distribuire sorrisi ed augurare 'buona giornata', con un leggero inchino, a tutti noi.
...piccolo riposo pomeridiano.
Mi addormento sul divano, un buon paio d'ore passano...mi sveglio, ho lasciato il cell spento. Automaticamente lo accendo, attendo che mi chieda la data...ma che giorno è oggi?
Ho un breve sussulto. No, mi sono dimenticta che oggi è il 25 aprile?!
Guardo l'agenda, apro siti, ed effettivamente i miei sospetti si rivelano fondati...
Negli ultimi anni ho sempre festeggiato questa data con un piccolo viaggio, inisieme a mia mamma. Giornale sotto braccio, zaino in spalla, si andava per stada sconosciute (o quasi) alla ricerca di cose diverse, ma fondamentalmente con lo stesso spirito.
Mi sembra più che un peccato lasciare passare questa giornata, senza aver fatto nulla di speciale...che giorno è stato oggi? Una sveglia presto la mattina, un corso noiso, la fortuna d'incontrare qualcuno con cui fare due chiacchere (e per di più in francese, quasi un miracolo!), un pranzo ed un pomeriggio passati da sola, per quanto piacevoli.
L'aria è calda, una sottile afa è caduta sulla città. I toni della politica sembrano essersi fatti un pelo più bassi, gli studenti all'univesità corrono a casa a preparare la loro memoire.
In questo 25 aprile mi sento un pò frastornata, forse non diversamente da tanta altra gente, con o senza giorno di festa .
Dati alla mano, tha day after, Sarkozy ha riportato un vantaggio schiacciante sulla Royal in determinati dipartimenti. Stamattina è Libé ad annunciarlo, con un inserto di quattro pagine che riporta impietosamente tutti i seggi di Parigi e resto di Francia.
Perchè buttarmi anch'io in questa corsa al conto, nonchè al commento?! Perchè stamattina, accaldata già alle 10 del mattino, con la solita notte pressochè insonne alle spalle, compro il giornale e vedo che nel mio quartiere hanno votato Sarko per il 46%...è il dato più alto di tutta Parigi.
Ora, mi s'impone una riflessione...il quartiere 17esimo, dove ho il piacere di risiedere, rassembla in sè una carina zona residenzial-borghese e uno degli avamposti più degradati e colorati della banlieu parigina...il tristemente noto dipartimento 93 (St. Denis, dove, ci raccontano, la metà dei giovani non spera più in niente, ah no, magari sì, giusto in una randellata a Sarko) è a poche fermate di metro da casa mia.
Si può pensare che i coscienziosi e benestanti abitanti di questa zona abbiano deciso di dire basta alla piscia per strada e alla brutte immagini di pezzenti che dormono di fronte ai loro portoni...mi chiedo se anche le famiglie immigrate che hanno qui negozi ed attività siano dello stesso avviso.
In zone ben più ricche Parigi ha risposto confidando nella Royal; qui, dove la sera devi camminare alla svelta se non vuoi essere costretta ad una conversazione sui temi "italiana? carina...", la Francia contemporanea getta la maschera, si scopre in battaglia e tira su gli argini.
Dal centro di quello si teme diverrà un ciclone, si aspetta, il 6, un vento diverso.
Ieri sera, a tarda notte, un ragazzo portava una maglia con su scritto: "Fiero di essere socialista"...e allora dimostratelo, cazzo.
Tra pochi giorni, una prima scadenza da rispettare...fuori, all'aria aperta, le giornate sono soleggiate. Stipuli presto un patto con te stessa: portare il tuo libro in un giardino.
Ieri è toccato al Parc de Monceau. Grande, grandissimo, pieno di aiuole verdi recintate, calpestate allegramente da ragazzini liberi dalle scuole. Ti sei seduta in mezzo a quel vociare, tanti corpi in tenuta da lavoro stesi al sole. Pigramente hai iniziato la lettura, a tratti anche interessante...puntualmente una voce, un passo ti fanno sollevare il capo. E allora torni a vedere i giovani liceali alla moda, i bambini, gli anziani, al sole, giornale alla mano, o gelato, in un elegante parco della Parigi ovest.
Oggi, Parc de Belleville. In tutti questi mesi non eri mai capitata da queste parti. La stada su cui sbocca la metro è piena di rifiuti spasi per terra; ai lati della via, stesa su dei teli sta in bella mostra la mercanzia che qualcuno verrebbe vendere,
Il parco si trova più all'interno, su una collina, in una zona inaspettatamente nuova e anonima. Assecondando la tua voglia di leggere, ti siedi nel primo spiazzo verde assolato. Di fianco a te un ragazzo suona la chitarra, dietro una ragazza si taglia le unghie...i bambini corrono, qualcuno dorme disteso, nell'aria s'intrecciano arabo e francese.
La lettura non ti tiene occupata...decidi di andartene, direzione canale St. Martin.
Ritorni indietro, ripercorri il boulevard belleville, sempre dritto, arrivi ad una piazza, sì, è quella giusta, non resta che svoltare, e poi dritto ancora.
Alla fine della via un ponticino, verde, a coprire tutto il canale...anche qui non eri mai stata.
Sali i gradini del ponte, ti volti...il canale St. Martin scorre, ampio, l'acqua che lambisce le sponde affollate, gente con la chitarra, la birra in mano, che prende il sole.
Un'altra Parigi...posso dire solo oggi di essere finalmente tornata.
Questo ritorno è stato più faticoso degli altri...se non avessi camminato con le luci del giorno in mezzo alla gente non mi sarei accorta di essere qui. Per strada mi aspettavo ancora che i ragazzi parlassero in italiano...non è stata un'impressione sgradevole, giusto un poco straniante.
Mi guardavo intorno, pensavo a dov'ero ieri, o il giorno prima...guardavo certe case, su a montmartre, e mi chiedevo come ci si può permettere il lusso di tanta bellezza...penso ne sarei imbarazzata.
Cammini, ad un tratto vedi il sacre couer, poi ti giri, attendi un pò, scorgi les invalides in fondo...naturale, tutto qui, l'hai già visto per tutti questi mesi....
Forse non mi sono mai sentita straniera come oggi, una bella serata incominciata passeggiando sola tra strade più o meno conosciute.
Non penso di aver perso niente, non sento il bisogno di frugarmi addosso, ma ho avvertito una estraneità...
Ma le vacanze finiscono, le lezioni incombono...non c'è più tempo per le esitazioni
Giorno di quiete, passato incredibilmente in casa fino alle otto. A quell'ora decido di uscire in largo anticipo...il cielo è ancora terso, l'appuntamento non prima di un'ora.
Di buon passo risalgo tutta av. de Clichy, osservo la piazza, sorrido al pensiero di quanti scrittori l'hanno citata, questa caotica piazza paesana, costeggio il viale fino a gettarmi in direzione Pigalle.
Per strada turisti accaldati e gente visibilmente a zonzo. Arrivo nel posto fissato, sono in anticipo di ben 45minuti,,,ho tutto il tempo di farmi un giro su per la butte, a montmartre.
Sono le otto e mezza, c'è ancora tanta luce. Cammino, scelgo le strade a seconda degli scorci e della pendenza...vagando spudoratamente a caso arrivo in un piccolo angolo di paradiso, piazza Dalida.
Due panchine, in ferro, ben salde su un piccolo spiazzo di mattonelle scure, guardano il giardino fiorito, verde e viola, di un'immensa casa. Distolto lo sgardo dalla villa, questo mi si pianta a sinistra...lì, poco più in alto, la cupola del sacre coeur ed una stradina che sembra tutta rosa, piccola, ricurva, per arrivarci. La luce calante addolcisce il tutto, glicini e altre piante di cui non conosco il nome a fare il resto.
Ecco un posto da far vedere. M'incammino su per il sentiero. Ragazzi coraggiosi corrono su è giù dalla salita, nell'aria si respira il silnzio della primavera.
Scendo dalla butte, le gambe malferme. M. è ovviamente in ritardo, e io mi sono meritata una crepe.
"Dai, dimmi un pò, cos'è che ti piace di più di Parigi?", "Su, parlaci un pò in francese", "Allora, che si dice in Francia?"...la patria tranquillità non sarebbe tale senza i prevedibili interrogatori familiari.
Come al solito, senza saperlo, le domande al momento più pertinenti me le fa mia mamma..."Ti sta piacendo quest'esperienza?", "Cosa ti manca di Parigi?".
Parigi, vista da qui (sì, da qui, una città imprecisata dell'Italia)...ieri sono uscita in piazza con un'amica e nell'aspettarla osservavo il passeggio locale. Mi sono sorpresa della quantità di gente vestita in modo uguale, con la stessa intonazione di voce, distrattamente impegnata a fare due passi al sole, in mezzo ai negozi.
Ne parlo un pò con A., ma dopo poco ci mettiamo a ridere...sembriamo due vecchie che si lamentano del tempo che fu! E poi che male c'è se in dieci minuti posso girami tutta una città?!
Tornando a casa in bici prendo la ciclabile che costeggia il lago...un dolce profumo di acqua stagna mi si para davanti...sì sì ricordo, è l'odore di casa mia.
Oggi, in televisione, un inutile servizio del Tg sulla pasqua parigina..."Tu ci sei stata lì?", "Ci sono tante uova anche a Parigi?"
Nonostante non mi riesca di indossare i panni della figlia perfetta, non posso evitare l'esposizione pubblica e gli sguardi ammirati. Che buffo, fossi andata ad Anversa sarebbe stato lo stesso?
Passato il pranzo, rimane una voglia crescente di uno spazio proprio, solitario, ampio quanto basta per immergere lo sguardo...mio malgrado, un parco mi richiama alla mente un verde straniero, e gli odori, per strada, non sono quelli che mi aspetto.
Piccole visioni metropolitane...
Ore 16:08, all'altoparlante annunciano che il metro subirà ritardi, causa un pacco sospetto rinvenuto alla stazione-capolinea.
La gente che aspetta sul binario comincia a spazientirsi, ma i più non osano aprire bocca.
Il treno arriva, perfettamente puntuale nel suo ritardo. Tutti vogliono assolutamente entrare...d'altronde, in una così bella giornata, avranno pur trovato qualcosa d'interessante da fare...
Dentro il vagone si possono ascolatare suoni provenienti dai posti più diversi...un pò d'arabo, del tedesco, dell'inglese o americano, non si sente bene, del polacco, probabilmente.
Anche i vestiti sono i più diversi...sandaletti orgogliosamente portati sotto un cappotto, giacche jeans, maglioni pesanti, tute da ginnastica, calzoncini corti. C'è chi osa il tacco, chi la scarpa da basket, chi semplicemente ciabatte.
I colori non sono da meno...si passa dal pallore francese, al rossore della carne appena abbronzata dei turisti anglofoni, al nero africano, al marrone misto spezie degli indiani o pakistani, al bianco lunare degli orientali.
Solo i profumi non sembrano mescolarsi troppo tra di loro, e non sono tutti ritrovabili nello stesso luogo. Spesso dove senti odore di curry non senti odore di crepes, dove senti puzza di piscio non senti il profumo della naftalina da armadi...una piccola tirannia dell'olfatto.
Giornata di sole, calda, giusto un pò di venticello per non offendere il calendario.
Prima scoperta del mattino: la ville di Nanterre. Buffo, sai che è a due passi da dove studi, ma non hai mai avuto niente che ti spingesse più in là dell'università. Stamattina invece eri in cerca di una nuova bilblioteca...entrata in Nanterre, la cerchi inutilmente per un'oretta, ma senza affanno, curiosando per le stradine, sorridendo alla gente seduta all'aperto ai tavolini dei cafès. Piccola, pulita, un cinema d'essai, tanti tabaccai con le insegne rosse al neon...un piccolo gioiellino, che fortuna capitarci.
Pomeriggio, da dedicare assolutamente alla lettura en plain air. Quindi, bisogna trovare il parco ideale. Parti per una prima perlustrazione del parchetto vicino a casa tua, e sorpresa! ti trovi un piccolo torrentello popolato di paparette e cigni, neri. Rimontando la salitina, piccoli ponti in pietra si pongono comme camminamenti sulle acque. Ai lati del ruscello tante nonne coi nipotini, e qualche papà col suo portatile e la carrozzina del figlio a fianco.
Carino, leggi un poco, ma ti viene voglia di spostarti. Percorri il grande boulevard fuori dal giardino e scompari nella metro...qualche cambio, un pò d'attesa, ed eccoti dall'altra parte di Parigi, estremo est, di fronte al grande cancello di un enorme parco. Peccato, sei già stanca, eh si, la metro stanca più che camminare...muovi qualche passo tra i bambini urlanti "A l'attaque!", scegli un posticino sul fianco della collina e prosegui nella tua lettura. Qualche minuto dopo arrivano due ragazzi, palline e diablo alla mano, ed insieme a loro un signore, quello che scopri subito essere il loro maestro. Senza nemmeno togliersi la giacca l'uomo mostra qualche numero, lancia uno sguardo amorevole ai due, e viene a sedersi proprio sotto i tuoi piedi. Stende la sua giacca, ci si sdraia sopra e si isola anche lui nella lettura di un grosso libro. Dato che il maestro non sembra darti altro spettacolo, giri la testa, in direzione dei ragazzi...questi si imbarazzano, accorgendosi d'essere scrutati. Divertita, decidi di non dar seguito alla tua curiosità, e t'immergi di nuovo nella tua storia.
Il sole non scalda più la collina. Infreddolita, raccogli le tue cose, dai un ultimo sguardo al maestro, te ne vai, silenziosa. I bambini continuano a giocare, i loro calzoncini sporchi d'erba. Pigramente ti conquisti la fermata della metro, un'ultima riga sulle lebbra prima della discesa.
Primo d'aprile...vestiti di nero, i responsabili della mostra giravano con un piccolo pesciolino bianco appeso al bavero della giacca. Nei bagni, solo una ragazza non si era accorta del grande pesce blu attaccatole sulla schiena...scene di vita qualunque al museo dell'Orangerie, les Tuileries.
Non si è parlato granchè di musei, in questi post, ma a proposito dell'Orangerie bisogna aprire una parentesi. Perchè dovete sapere che le Orangerie ospitano le Ninfee di Monet, otto tele, enormi, disposte in due sale ovali, bianche, dalla luce perfetta, nè troppo forte nè troppo fioca...tu entri e subito non capisci se è la tua vista o se è la sala ad essere rotonda; poi, non puoi più sottrarti al fascino iptonico dei blu, dei rosa, dei verdi...onde di colori che si rincorrono, le une dietro le altre, tutte su una stessa tonalità, dolce e primaverile.
Il resto del museo ve lo potete anche risparmiare, ma le Ninfee no!, il faut pas!
A seguire, siamo capitati al centro cartier per l'arte contemporanea, e chi ci troviamo? Mostra superpompatissima di David Lynch, sì sì, proprio lui, le realisateur (il regista), che espone quadri, foto, musiche, disegnini su cartacce ecceterà ecceterà di M. Lynch...ora io non so come potessero esserci dei bimbini non spaventati da quell'atmosfera cupa, pronta all'esplosione (ma fatto sta che c'erano)...non saprei se consigliarvela o no, la mostra: i colpi di genio ovviamente non mancano, ma al solito non si capisce niente.
Per finire, piccolo scorcio, parigino, ore nove e mezza.
L'aria tiepida, il cielo limpido. Passeggiamo lungo la senna, lasciandoci alla spalle Notre Dame, bianca e piccola. A destra il Louvre sembra non terminare mai, impieghiamo un buon quarto d'ora per allontanarlo definitivamente dalla nostra visuale. Ora cominciano i ponti, la strada si fa più trafficata, inizia a scorgersi il profilo luminoso della Tour. Gli alberi stanno dando le prime gemme, l'acqua della senna è agitata e nera, qualcuno corre lungo le sue sponde, altri suonano la chitarra negli angoli. Ovunque intorno luci, lampioni, faretti...e le luci a contornare le anse, i ponti, le case, il ritmo e l'odore di questa maestosa città...oltre ad essere bella Parigi ha un altro pregio: ci si vive bene.