Piccola riflessione...
Un'amica mi disse, ancora a Pasqua: carino il blog, ma triste (nel senso, si sente che tu sei triste).
E' un pò che ci penso, certo, in maniera incostante, ma ci penso...mi trovo a scrivere su Parigi, in erasmus, e cosa ne viene fuori?...Tristezza, o malinconia (chiamatela come volete)...
Beh, potrei imputare tutto al fatto che sono davvero una persona triste. Anche se come prospettiva non mi fa onore, potrebbe essere una risposta.
Ma so che non è così.
E allora?
E' davvero buffo ritrovarsi a scrivere sul cielo e sui miei pensieri e non sulle persone conosciute (intendo in maniera diretta), sulle feste fatte, sui divertimenti della Ville.
Ancora più buffo: scrivendo si dà una sorta di eccezionalità a ciò che si vive...e che?, forse ho sbagliato il verso dell'eccezionalità?
Davvero, tra il piacere di scrivere e il mio egocentrismo, non può non sorgere un sorriso.
Ieri mi sono ripromessa di chiudere questo mio spazio senza tirare in alcun modo le somme (cosa che per altro non sarei in grado di fare, nel breve periodo).
Ma dato che sono ancora qui, dato che piove, dato che sono donna lunatica mestruata...
Ecco, dato che ci sono ancora dentro, posso dire di essere felice, di aver ritagliato una piccola soddisfazione in quello che faccio, di aver scoperto la potenza e lo stordimento di tutti i mondi possibili (...e questa passatemela!).
Tristezza o no, sguado irremediabilmente da brava ragazza o meno
la mia pancia è sempre piena, e il mio cuore gonfio.
Senza bisogno di puntare la sveglia, mi alzo sempre alla stessa ora.
Ieri notte, prima di chiudere gli occhi, la strada cominciava a fare rumore...il sacco a pelo era caldo, troppo, i sogni agitati del mio risveglio erano probabilmente dovuti a lui.
Mi alzo, sempre alla stessa ora. F. è già in piedi, cerca in tutti i modi di non far rumore, si muove in punta di piedi, sposta il computer facendo attenzione. Con un occhio chiuso, uno aperto, osservo la stanza. in penombra. Fuori l'acqua scroscia, o forse è solo il vento...
Ieri I. mi ha chiesto come sta andando il mio ultimo periodo d'erasmus...imbarazzata com sempre, cercando le parole più esatte, ho messo insieme le solite frasi, certamente vere, ma oramai usate.
Lei mi ha sorriso. Il suo ultimo mese d'eramus fu il più sconvolgente: il mutamento che sentiva di star preparando, esplose, come giunto a matuarazione.
Più tardi, in mezzo alla musica e al calore, ho sentito il mio desiderio d'abbracciare e trattenere, forte, queste lungue giornate...le mie strade, il grigio del cielo, gli odori forti, il vento in bicicletta, il chiarore dei palazzi, l'aria di primavera, il suono della lingua, la scomodità del mio bagno, i mille stranieri di questa città, i libri che ho letto, gli spazi, che vivo.
Serata nervosa, passata in casa.
Rientro tardi, è ormai pieno pomeriggio. Con la testa troppo vuota per studiare, accendo il computer...un paio di film passano, lasciando una malinconia certo già provata.
F. rincasa. E' stanca anche lei. Mangia alla svelta, si butta un po' sul letto, scende poi in strada a fare qualche telefonata.
Rimasta sola, mi cucino una pasta. Spalanco la finestra della cucina, i nostri dirimpettai sembrano non esserci. Aspettando che l'acqua si scaldi sulle piastre, fisso il quadrato di cielo posato sul nostro giardino interno...è di un grigio piuttosto carico, venato d'azzurro. Certo non pioverà, ma non sarà nemmeno una bella serata.
La pasta è pronta, troppo abbondante per la mia fame.
Non sopporto il silenzio dell'appartamento, lascio il piatto e metto della musica.
Lavando i piatti mi chiedo che giorno è oggi: il 22 maggio. Una piccola stretta mi rabbuia...
F. risale. Internet non funziona neanche stasera. Dopo aver riso e chiaccherato ci guardiamo un film, il mio terzo...stavolta funziona, la commedia sortisce l'effetto.
Spento lo schermo, tardi come al solito, non dobbiamo far altro che buttarci nei rispettivi letti...il sonno arriva presto, per entrambe.
L'appuntamento era per le 10.
Scendo a Bastille e prendo a caso una tra le tante uscite...tra i posti parigini scelti solitamente per gli incontri, questo non è il peggiore.
Salgo le scale sul fianco dell'Opera. Qualche metro e mi porto all'entrata del teatro, le scale piene di ragazzi.
La piazza, sempre trafficatissima, è vuota...la colonna al centro brilla contro un cielo ancora azzurro.
Mi siedo, non vedo ancora nessuno. Non ho il tempo di sfogliare il giornale che L. arriva, visibilmente alla mia ricerca, forse già da un po'.
Fermandoci qualche secondo giusto per salutarci, riprendiamo subito a camminare.
Oltre la piazza, imbocchiamo un gran Boulevard, poi giramo in direzione Parmentier.
Mi lascio guidare, questa non è la mia zona...cammino, e parlo, un po' guardandomi i piedi, un po' rimirando le strade.
Senza che potessi accorgermene, arriviamo a St. Martin. Penso con piacere che era da tanto che volevo vedere il canale di sera.
Ci sediamo lungo i bordi. L'acqua sembra oleosa, color petrolio...tutt'intorno risuonano solo le nostre voci, una dopo l'altra.
Il vento comincia a salire. Riprendiamo a passeggiare, tornando sui nostri passi. Messa di buon umore da tutta quell'attività, inizio a lanciare sguardi più curiosi, ed attenti.
Di nuovo sul Boulevard, ci dirigiamo verso il Marais. Con mio stupore attraversiamo stradine che non avevo ancora mai visto, piazzette singolari, inserite buffamente in tutto quel contesto.
I cafés non sono molto affolati. Girato un angolo, sorprendiamo una fila di persone bere davanti ad un bar...il sapore è quello del V arondissement di Parigi.
La métro è ormai ferma, ho giusto l'occasione per prendere un nuovo bus notturno.
L'attesa non è lunga. Colti di sorpresa, ci salutiamo maldestramente.
Sull'autobus appoggio la testa al finestrino. La calma della città mi crea una strana eccitazione.
Seguo con lo sguardo le fermate...Barbès, Anvers, Pigalle, Blanche...scendo a Place de Clichy, la mia borsa in spalla, la camminata leggera.
Mattinata di sole, la prima, da un po' di tempo a questa parte.
Un leggero odore d'asfalto saliva alle mie narici lungo la via sotto casa.
Uno dopo l'altro i soliti passi mi portano alla stazione, a vedere gli stessi visi, gli stessi colori.
Il treno arriva, insieme percorriamo Clichy Levallois, Bezons, Le valles, Garenne Colombe ed infine Nanterre Université.
La lezione è cominciata da qualche minuto. Con irritazione mi rendo conto che oggi è l'ultimo giorno, i miei compagni consegnano i lavori. Il mio riposa a casa, ancora al caldo nel computer.
Ho appuntamento con S. per le 12, ma la prof sfora, ha qualche parola di richiamo nei miei confronti...breve, mangio sola, stanca.
Seduta nel giardino, su una giacca accuratamente stesa, lascio riscaldare le mie spalle. Ci sono pochi ragazzi in giro, in fondo è tempo di esami.
La leggera foschia di stamattina ha ormai lasciato il passo al chiarore del pomeriggio...da lontano, bianca, spunta La grande arche e i palazzi a finestra della Défense.
Stanca, mi stendo sull'erba, e chiudo gli occhi...per qualche minuto sogno di rimenere cosi', piantata a terra, con alle labbra una lieve brezza.
Il cielo non dà tregua, l'autunno sembra essersi portato avanti col proprio lavoro.
Domenica, serata totalmente francese, tanto rara da sembrarmi ancora stupefacente. Incontro in rue Monge, alla residenza CROUS.
Siamo in tre in una camera enorme. M. impersona bene la parte della padrona di casa, varie pizze passano per il micronde, si parla delle nostre città...nessuna di noi è parigina, tutte e tre abitiamo comunque in centro.
Facciamo tardi davanti ad un film...scossa dalle lancette, me ne scappo, lasciando le altre forse un poco sorprese.
Prendo al volo la 13: non è esattamente la mia direzione, avro' tempo di camminare, una volta uscita.
Seduti dietro di me un uomo e un bambino, quest'ultimo piuttosto alto, tutto biondo. Quello che credo essere il papà comincia a fargli le boccacce, il figlio risponde ridendo.
Una scossa mi pietrifica, riconosco la risata di mio fratello, quando da piccolo lo torturavo a colpi di solletico.
La risata continua...arriva la mia fermata. Scendo, senza voltarmi.
Leggera mi affretto lungo la strada, le mie orecchie conservano un piacevole segreto.
Giorno di mercato...la piazza dedicata a Jaurès è piena di banchi, la gente si accalca intorno, i venditori fanno il loro mestiere, provando col francese o con l'arabo.
Qui vanno per la maggiore i vestiti...poco più in là, stretto tra case storte, in mattoni, o peggio, in simil lamiera lucente, il mercato coperto fa sentire il proprio richiamo.
Dentro, banchi di ogni tipo, crepes bretoni, algerine, a pasta bianca...carne, pizza, formaggi, verdura, spezie, pesce...il vociare sale sino alle travi in ferro, ad ogni apertura sui lati si possono vedere le propaggini del mercato, per strada.
La cattedrale la si raggiunge zizagando tra le pietre stardali divelte dai lavori. A fianco, un orrendo Comune, tutto vetri e ruggine.
I re di Francia sono gelosamente custoditi a pagamento, la navata centrale della cattedrale, gotica, alta, quasi di pietra rosea, vale ben...eh si, oggi è anche domenica.
Rue de la République è piena di gente, di ragazzini che ti voglioono vendere per strada un paio di nike, di cestini di fragole a 1 euro, di famiglie numerose piene di ceste e passeggini, di vecchi seduti per terra, lo sguardo basso per ripararsi dal primo sole.
Sprazzi di casette in pietra, piccole brasserie di paese, deturpanti lastre di acciaio un pò qui un pò là, una lingua già diversa.
Qualche impressione, in giro per Parigi...
Domenica pomeriggio...come d'abitudine consulto la cartina di Parigi appesa al muro di casa e decido per che zona gironzolare oggi.
Senza alcun motivo apparente scelgo una fermata della métro in paricolare...non ci sono mai scesa, anche se il nome mi dice qualcosa.
Un po' controvoglia aspetto la 13, sognando una bicicletta...il treno arriva, carico all'inverosimile. Spintonando mi faccio largo tra stoffe e odori vari.
Un paio di cambi e scendo alla fermata prevista. Esco per strada...noo, sono sui Grands Boulevards, porca miseria! Mi monta il disappunto, non amo questa parte di Parigi. Coerente con la mia scelta, tiro fuori la cartina e cerco il modo di dare una svolta alla mia passeggiata.
Uhm, rue St. Denis, questa è nuova, proviamola. Imbocco la via, che si ritrova, data l'occasione domenicale, percorsa solo da pedoni. I famosi passages che volevo percorrere sono chiusi. In compenso comincio presto ad accorgermi di essere la sola ragazza a camminare per strada...faccio più attenzione e capisco il perchè: quasi ad ogni portone, un po' nascoste e un po' no, signore di una certa età e donne solitarie si mettono in mostra, cercando di attirare i clienti.
Rimango un attimo interdetta...è domenica, sono le 3 del pomeriggio, siamo nel centro di Parigi , zona pedonale...inizio a ridere in mezzo a nonnine in reggicalze che se la raccontano amabilmente e comitive di uomini che urlano prevedibili oscenità.
Ormai rifiutando l'aiuto della mappa, mi perdo per via parallele, perpendicolari, storte (ah si', forse non lo sapete, forse non l'ho mai scritto, ma a Parigi le strade sono storte)...camminare mi calma, rimango silenziosa tra viuzze nuove, indifferente alla direzione da prendere.
Nei pressi del Beaubourg vedo un libreria carina, tutta blu. Senza osservare la vetrina entro, alla ricerca di un po' d'intimità...il commesso mi saluta, sul bancone, di fianco alla cassa, una caraffa di caffè e delle torte sotto vetro fanno bella mostra di sè.
Do' un'occhiata ai libri finchè non vedo, in fondo al negozio, un imponente scaffale dedicato alle riviste. Mi avvicino: riviste da uomo, modello Health man (o qualcosa del genere), consigli per diete maschili, copertine con uomini in perizoma, super pompati, in due o più...
Con l'ingenuità che mi contraddistingue mi guardo intorno e solo allora capisco di essere in una libreria gay, e di essere sola in mezzo a uomini...dissimulando la mia sorpresa, e per non essere da meno, fingo di cercare qualcosa che faccia più al caso mio, ma sembra che nemmeno il reparto lesbiche vada per la maggiore, qui.
Comunque divertita, esco. In strada dei bimbetti giocano a pallone, in mezzo ai tavolini di qualque bar estivo.
Giornate di pioggia, è tornato l'autunno.
Il sole decide di farsi vedere quando gli va...il vento solleva polvere e ramoscelli.
Mi alzo stamattina, nel grigio. La bandierina che stringevo ieri sera è ancora ben spiegata in salotto...sarà il caso di buttarla.
F. si è alzata, chiaccheriamo. Dopo poco la conversazione prende un tono triste, si parla di soldi, che non ci sono, di conti, che si dovranno fare.
Esco, internet non ci funziona più. "Devo assolutamente trovare un lavoro", penso.
Fuori, in starda, i negozi sono ancora chiusi. Respiro con irritazione il profumo di spezie che impregna la via. Mi guardo un po' in giro, i visi sono spenti, i passi indolenti, minaccia di piovere.
Persa nella mia musica, non riesco a trovare un punto d'appoggio per sollevare il mondo. Mi danno fastidio le mammine vestite di tutto punto con le loro bimbe bionde, mi dà fastidio dovere abbassare lo sguardo quando sul treno qualcuno chiede attenzione e soldi, mi dà fastidio arrivare a Nanterre e vedere gente che legge Le Figaro...ma in fondo io non saro' più qui, non è vero?, quindi perchè prendersela?
Fai le tue feste, spendi i tuoi soldi, visita chiese e leggi libri...è tanto facile trovare la leva!
Lunedi', nuova giornata di lavoro, nuovo corso in Francia...inizia l'era Sarkozy.
Lavoro, morale, identità nazionale, ordine sono le prime parole pronunciate dal nuovo presidente dell'Esagono (cosi' qui chiamano la Francia), il tutto infiocchettato da un omaggio a M.me Royale e con un saluto agli amici americani.
Dalla mia piccola visuale, schiacciata dalla folla in rue Solferino (sede del PS), percepivo le cifre pessimistiche che s'insinuavano nell'aria...già alle 19 si preannunciava, con violenza e precisione, l'infausto scarto di voti.
Ma là in mezzo, strattonata da ogni lato, in mezzo a giovanissimi, a donne, a bambini (gli uomini più pacati, ai lati della strada), tutti sotto i riflettori e adoranti al grande schermo, rapita dalle parole inaspettate di "bella ciao", per poco, qualche minuto, ci ho creduto anch'io.
Straniera, come tanti residenti senza diritto di voto, sventolavo timidamente la mia bandierina, nel cuore poco partecipe, ma nelle intezioni sinceramente speranzosa.
Ore 19.59, inzia il count down, la folla scandisce i secondi mancanti alla proclamazione del risultato...moins cinq, quatre, trois, deux, un...sullo schermo immenso piazzato davati a noi compare il faccione di Sarkozy. I giovani si coprono gli occhi, iniziano i lamenti, un coro si alza unanime...."con!".
Ségolène prende la parola dal palazzo vicino, ringrazia, punta al futuro, incita alla costante mobilitazione. Ce ne andiamo prima di sentire il discorso dello Chef (che mi verrà riferito solo più tardi).
"Forza, alle 21, tutti alla Bastille!", chi non ci sta si fa subito sentire.
Come in un gioco surreale, nell'aria cominciano a urlare le sirene, lungo le quai della Senna si vedono passare le prime cammionette nere e poliziotti in bicicletta...a Trocadero è iniziata la festa dell'UMP, per tutti è cominciata un'altra Francia.