Scommetto sarete un poco curiosi (suvvia, almeno un pò) di sapere come ho vissuto il mio ritorno.
...Temo dovrò deludervi: in realtà non ne ho alcuna idea, e non intendo farmela alla svelta.
Posso dire che in molti mi stanno domandando: Ma ora non parti più? (e dalla domanda non capisco bene cosa loro sperino), posso raccontarvi dei mille e uno monologhi di mia mamma, delle poche parole sensate di mio padre, del sorriso di mio fratello (quanto al gatto, al suo solito è fuggito).
Ieri sera mi sono addormentata cullata dall'immagine della mia vecchia camera, stamattina non ho riconosciuto subito il mio letto.
A parte queste brevi frasi, non c'è molto che io possa dire...beh, forse giusto una cosa: proverò a portare avanti la serenità di quest'anno.
...
Dato che a breve chiuderò questo blog, ci tengo a salutare, e a ringraziare, tutti coloro che, visibili o meno, mi hanno accompagnato in questi nove mesi.
Difficile da definire, parigi vista da un autobus alle 6 del mattino.
E' chiaro, tanto, già da qualche minuto. Siamo noi sull'autobus, affaticati, ma S. e A. mi sembrano comunque più svegli...i miei occhi desiderano chiudersi.
Ma non posso. Parigi, ormai diurna, scivola sotto i sedili...i viali, i giardini. So dove sono, so cosa stiamo attraversando, là c'è la senna gonfia d'acqua, sulle sua sponde la gente prenderà il sole, se oggi farà bel tempo.
Montparnasse, la sua torre. Tutto continua ad essere così luminoso, azzurro.
Dietro il Grand Palais il sole buca le nuvolaglie...tratteniamo il respiro: e chi pensava ci fosse concesso tanto?
Saint Lazare è ricoperta di bandiere tricolori. La salita fino a Clichy è breve....ormai mi separano da casa un tunnel e due fermate della metro.
Sotto casa il panificio è chiuso. Salgo le scale silenziosamente, attenta ai suoni ed agli odori di quest'ora insolita.
Nell'appartamento è pieno giorno. Mangio qualcosa, mi raggomitolo dentro una coperta, sul divano.
Chiudo gli occhi in mezzo alla luce...non credevo potesse essere così limpida, l'alba parigina.
Alcuni cenni dalla Festa della musica.
Sono le 19h16, siamo in ritardo per il concerto di Cyril. Cammino a passo svelto, attenta a non far trapelare la mia fretta. I. e D. si guardano intorno... in effetti non li sto portando in una gran zona.
In fondo a rue Piat una terrazza panaramica fa bella mostra di sè in mezzo ai palazzoni stile periferia. Affossato ai suoi piedi, un piccolo anfiteatro, tutto in cemento, accoglie un gruppo di musicisti e un folta schiera di vecchi e bambini impegnati nelle danze.
I tavolini fuori dal pub sono tutti occupati, decidiamo dunque d'entrare. Il concerto è già iniziato, con una formazione insolita: non c'è il sax, ma la tromba, e Cyril, bassista dai capelli neri e naso all'insù, stasera suona il contrabasso.
Per prendere il tavolo passiamo di fianco al gruppo...imbarazzata evito i loro sguardi, ma il batterista mi riconosce e mi saluta, per nome (un Louisa! quasi senza accento).
Il pub è carino, tutto arancione. Alle pareti estratti di fumetti, satire dal Charlie Hebdo, caricature di Sarkozy. I prezzi sono incredibilemente bassi e il kir che scelgo non è niente male.
Le canzoni che ormai conosco si susseguono. senza troppo coinvolgimento. Cyril prima è di spalle, poi si gira verso il nostro tavolo...ogni tanto abbozza il suo sorriso, di colpo si rabbuia, concentrato sulle corde.
Finiscono i pezzi. Riesco a salutare solo il batterista, sempre più un personaggio. Cyril è perso nel suo mondo, non provo nemmeno a fargli un cenno, con la mano.
22h30. Siamo a Montmarte. Per le strade tante famiglie e tanti giovani. Ad ogni angolo di strada chiunque improvvisa una melodia, con due chitarre ed un amplificatore.
Sotto il Sacre coeur Parigi è ancora tutta chiara...da quassù si sentono solo i ritmi gitani. Tutt'intono le ragazze ballano e gli amici si distendono sull'erba, bottiglie alla mano.
Poco più i basso, sono gli artisti di stada ad esibirsi, ed alla musica si uniscono le fiammelle dei fuochi.
La gente è festosa, l'aria dolce...in fondo qui si vive una grande festa di Paese, l'occasione attesa per riversarsi nelle strade e portare un pò di meritato scompiglio.
Un anticipo, prima della partenza...un assaggio di ciò che sarà dopo.
Ospito gli ultimi amici nei trenta metri quadri oramai sempre più calpestati da quattro persone...
Con piacere percorriamo Parigi, a fondo, stordendo gambe e mente...Le mie spiegazioni sono rare, ma puntuali, loro mi raccontano, di casa, degli amici, delle novità...li ascolto sorridente, trascinando avanti i piedi, stretti e bagnati, in un paio di sandali.
Ieri, tra un concerto in un pub e l'allegra atmosfera di Montmartre, abbiamo mangiato insieme la fonduta. Stretti, l'uno vicino all'altro, accaldati, i nostri visi sorridevano, i discorsi si amalgamavano...fuori dal locale, un poco stordita dal vino e dalla musica, mi sono sentita amata, da loro e dalla città.
Portare, pazienza.
Non basta aprire un occhio alle otto di mattina, vedere la luce, rimettersi a dormire e svegliarsi, definitivamente, anche solo un'ora dopo, col cielo che crolla sulla testa.
Non basta decidersi ad uscire, senza ombrello, ma si, vada come vada, e bagnarsi fino al portafoglio.
Chi entra nel mondo erasmus impara a lasciar correre i vari imprevisti che occorrono.
Tipo: la prof che vi vede per un semestre a lezione (i corsi durano un semestre), che prende le vostre firme, che concorda con voi il soggetto della tesina, ad un certo punto si sveglia e vi dice, ma non vi conosco, pussa via, no che non vi dò un voto, manco vi correggo il compito.
Pazienza. Del resto è un altro degli avvenimenti che sembrano aver perso realtà, da quassù.
Ma l'imprevisto si complica: la prof, dopo provvidenziale colpo in testa, afferma che ah si forse mi ricordo di voi, si, il suo tema mi dice qualcosa, ma l'ufficio a cui avete lasciato il lavoro, tre settimane fa, non me lo ha consegnato, dunque, niente voto prima di novembre,...hihi.
E ti svegli alle otto, dai che c'è bello, ti risvegli alle nove, vengono giù i torrenti, accendi il computer, leggi le buone nuove, ti precipiti a salvare il tuo lavoro su chiavetta, attendi che la lavatrice che prevede due ore di solo lavaggio abbia finito, e ti fiondi in università per consegnare ancora il malloppo...
Speriamo solo che l'ulcera non venga fuori al ritorno in Italia.
No! Vengo a sapere prima da Republica, poi da Liberation, che la Ségolène e M. Hollande (il suo compagno, da quale ha avuto numerosi figli), si separano.
Certo, direte voi in coro, emmbeh?
Beh, piccole varianti nazionali, tutto qui.
Il sito di repubblica mette come prima ed unica notizia la separazione dei famosi coniugi, con tanto di motivazione: lui ha un'altra! (e qui segue la pietosa replica della mamma gallica: gli ho detto di lasciare casa, gli auguro la felicità).
Il sito di Libe rassembla un'esilarante cronaca delle ultime ore politiche: 22h30, ultime dai seggi, 22h20, commenti dai partiti, 22h15, Ségo e Hollande si separano, 22h10, Besencot chiama alla moralità la sinistra, 22h...
Piccole sfumaure, ma fanno ridere.
Giornata rilassante, passata a guardare l'acqua picchiettare sul vetro.
I giorni passano, e nonostante ciò che mi si sente dire, non sto tenendo un conto alla rovescia.
Una delle mie ultime domeniche parigine se n'è andata tra le mura domestiche, oziosamente occupata tra pagine di libri, computer, piccoli cedimenti sul divano.
Fuori, l'odore dell'asfalto bagnato e la brezza fresca del nord.
F. è tornata per cena. "Che peccato, la tua penultima domenica!"...pensandoci, avrei ancora tanti posti da scoprire, e desidererei davvero trovarli.
Ma in fondo non voglio tirare la corda...percorrere d'un fiato parigi in queste settimane non aggiungerà niente di più esaltante, o di evidentemente mancante, al mio quadro.
C'è una cosa che però vorrei...starsemene sulla senna, magari l'ultima sera, intorno alle 10, quando c'è ancora chiaro, sedermi lungo la riva e ascoltare il suo rumore, starmene seduta, da sola, a fissarne il colore.
Come adesso...da dove sono seduta posso vedere le nuvole nere muoversi lungo il cielo, le prime luci delle case accendersi e, sporgendomi di un poco, l'insegna fiammeggiante di un tabacchi.
Non so cosa mi lascino tutte queste impressioni visive.
Osservo le nuvole correre...non penso a niente di particolare, solo sorrido.
Ancora, delle piccole visioni...
La leggerezza con cui riempiva di nuovi sacchetti le pattumiere l'impiegato alla gare di Nantere Université.
I colori e i vecchietti nel pub in rue Marie Stuard, di sottofondo il sax del gruppo francese, la mia pronuncia errata che crea simpatia.
La festa del vicinato, noi tra spagnoli, giapponesi, marocchini, francesi...ragazzini, bambini, vecchi, ancora uno sfondo, stavolta è la samba.
Il canale St. Martin la sera, prima delle 22h30, con la luce che crea riverberi sull'acqua, le bottiglie ed i piatti sparsi, l'orizzonte illuminato da mille finestre.
La Senna, la sera....la solita uscita vicino al Pont des Arts e l'ennesimo stupore, raggelante, di fronte alla sua vista...niente di più che sfrontata bellezza.
L'acqua scorre ancora blu, il Louvre risplende in giallo, le bouquineries sono chiuse, l'aria profuma...non sembra davvero possibile.
Settimane che non scrivo...i ricordi si confondono, svaniscono.
Certa, l'ansia di immergermi in questi ultimi giorni.
Oggi, biciclettata fino al pont del Sully. Lungo una Senna stranamente azzurra, corpi stesi al sole, tra sculture, spiazzi verdi, bianche banchine.
Ore 13.30, vicino a Bastille, il marché in Place Aligre. Il vociare dei commercianti, in una lingua che francese tanto non è, le casse di frutta a un euro, i banchi di vestiti usati, dei rigoli d'acqua sul cemento, un gruppo improvvisato di tamburi e chitarre che chiama al ballo.
In strada verso casa, il viale monumentale fino all'Opera, il traffico davanti a La Fayette, la salita fino a Place de Clichy, la discesa, vento in faccia, lungo avenue de Clichy.
E' domenica, negozi chiusi, il sole brucia, la bici sfreccia.