Non parli mai....frase che proprio non mi si addice. Sarà che "sostengo esami di filosofia", sarà il carattere, sarà la recente passione per le serate casalinghe, con amari casalinghi, ma vi sfido a trovare qualcuno che mi descriva in questi termini: lei non parla mai.
Eppure...
Tra i vari pensieri di queste settimane, accanto alla pigrizia da fine degli esami, è rimasto un appunto, un'osservazione..."Non parli molto di Parigi"...
Al che voi potreste ben ridere, osservando il titolo del blog e scorrendo, sfidandomi, i post del passato.
Dicevo, eppure...
Parigi compare talvolta nei miei discorsi (sempre a onor di prova, si chieda ai coinquilini bolognesi), ma devo ammetterlo: mi costa fatica.
"Hai paura?"
Paura?, e di cosa?...di accorgermi di aver preso scelte sbagliate, di aver sigillato in fondo al cuore un pacchetto da non scartare, di rendermi conto che in realtà sogno, e vedo, e annuso continuamente parigi, intono a me? ...No, non ho paura di queste cose...sono possibilità, in qualche caso già realizzate, non lo nego, ma non ho nulla da temere...
E allora, perchè non ne parli mai?
Io non so mai se sto facendo la cosa giusta. Mi piacciono i colori, il blu, soprattutto, parigi è blu, sì, come si diceva in un libro, parigi freme nel blu, io fremo, di blu.
E' vero, vi siete sbagliati, io non parlo mai, ma i miei occhi risplendono, di blu.
Un ritorno forse non può mai essere facile, ma mentre me ne stavo in piedi a veder mio fratello scartare quella spilletta spagnola mi sono sentita stanca e visibilmente fuori luogo...
Sono state cinque giornate intense, di un'intensità prolungata, estrema...giorni infiniti, trascorsi a sudare lungo caje ricoperte di murales solari, a mangiare quantitativi esagerati di dolciumi, a farsi assorbire dal cielo granadino, lassù, su di un tetto, con la schiena incollata al pavimento della terrazza, incredibilmente proiettati nella sfera amaranto-celeste.
Sono state cinque giornate in puro stile almodovar, con bellissime ragazze ad ogni angolo della strada, il vociare locale di sottofondo, il gaspazho, le birre, le scarpe in saldo, le soap spagnole, le palme e migliaia di uccellini festanti in volo da un palazzo all'altro, da un ramo, all'altro, della città.
In autobus mi domandavo se non sto cercando in tutti i modi di privarmi di questa libertà...avvicinandoci all'aereoporto ho avuto la netta sensazione di aver fatto un torto a qualcuno, di aver rattristato per molto tempo una parte, di me stessa