'con l'augurio di molte farfalle'

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mercoledì, 31 ottobre 2007

mercredi..où le bonheure est une idée simple...?

...con la faccia segnata dal cuscino, mi sveglio. Fuori dalla finestra le case bianche non rifllettono più tanta luce. Ho dormito un paio d'ore. In bocca sento ancora il sapore del caffè e del cucchiaio di nutella.

Stamattina avevo da fare, cose serie. Dopo averle sbrigate in un qualche modo, senza più niente che mi occupasse la mente, ho ricominciato a bighellonare.

E' stata la volta di Barbès, del suo mercato incastrato sotto la metro, e del colorato Tati, sempre affollatissimo di donne davanti a carrelli carichi di vestiti.

Arrivo ad Anvers e lì cambio rotta....taglio verso sud, inizialmente mossa dall'insegna di una boulangerie, poi seriamente, scendo, a passo svelto, fino a rue La fayette. Un poco disorientata, con lo stomaco in rivolta dopo l'antipasto, viro tutto a sinistra: riguadagnamo la rotta di casa.

Arrivo a Gare de l'Est e mi sento subito meglio, so già cosa mi attende dietro l'angolo, una volta infilata rue des recolletées...pregustando la visuale, taglio per il parco. E' pieno di ragazzini, sfaccendati, al sole.
Per un secondo mi interrogo sul perchè non siano a scuola, poi forse capisco: questi, a scuola, non ci possono più andare.

L'uscita del parco,  e di fronte il canale st. Martin, sormontato dai ponti verdi e dagli alberi gialli. Lo stomaco mi dà tregua e mi siedo sulla sponda, rasserenata.

Ma la pausa non dura molto, avverto il bisogno di rincasare. Con la testa sempre sgombra, rivolta senza ansietà al solo pensiero di casa, cammino fino al al fabourg du temple, lo risalgo...lassù c'è belleville.

Ci arrivo, lassù, e mi perdo tra le stradine del quartiere.
Davanti ad una scuola elementare è appeso un cartello di denuncia..."Laissez les grandir ici", recita. Qualche metro più in là, in una piazza spoglia, contornata solo da palazzoni, altri ragazzi, giovani, neri, se ne stanno malinconicamente seduti sulle panchine, visibilmente irritati di non trovare nulla da fare.
Io ci passo, attraverso quella piazza, nel mio cappottino nero, col sacchetto del pane alla mano, e abbasso gli occhi...in quel preciso momento, pur illuminata dal sole, caldo, che non incontra ostacoli nel cielo sereno, m'irrigidisco, e provo rabbia. Qui non sono più avanti, qui non sono più tolleranti, è la stessa cosa dappertutto, vi sono gli stessi esiliati, dappertutto.
postato da: Luluisa alle ore 16:45 | link | commenti
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martedì, 30 ottobre 2007

mardi....à la folie, pas du tout

Ho camminato, ore. Cinque, forse sei.

Ho lasciato S. dopo pranzo, già decisa nel mio intento...girare, a piedi, il più possibile, senza la cartina che m'innervosisce, camminare sopra parigi, di nuovo, per rendermi conto di tutto ciò che osservo, che pesto.

I quartieri mi sorpassano, il 13, il 5, poi il 6, e il 2...ottobre risplende sugli alberi, nelle case.

Cammino, m'illumino: scopro nuovi percorsi, nuove strade per cammini già noti...

...la sera scende, la mia mente eccitata si fa carezzare dalla stanchezza.

Le insegne si tingono di rosso, il profumo di pane si fa nuovamente intenso e i visi, lungo la strada, sorridono.
postato da: Luluisa alle ore 17:51 | link | commenti
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lunedì, 29 ottobre 2007

lundi

Piove. A consultare la mèteo si rischia di non crederci: nuvole pioggia vento sole tutti contemporaneamente.

Intanto, piove. Il cielo è grigio, imperterrito, da almeno un paio d'ore.

Piove. Nessuna amica in casa, nessun vicino a suonare il piano...solo la compagnia del computer, qualche foglio già sottolineato e una coperta, sulle spalle.

Piove. I ciclamini non sembrano accorgersene, la loro postura ben eretta non dà segnali di cedimento...e poi possono resistere fino ai -20, e chi lo sapeva?!

Piove. E intanto scrivo.

E cerco di fare bene quel che mi spetta, per ora.


Aspetterò che la pioggia si faccia meno violenta, e uscirò, priva d'ombrello, sperando che il ritmo dei passi ipnotizzi i miei pensieri...forse è possibile...
postato da: Luluisa alle ore 09:50 | link | commenti
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sabato, 20 ottobre 2007

...non parli mai

Non parli mai....frase che proprio non mi si addice. Sarà che "sostengo esami di filosofia", sarà il carattere, sarà la recente passione per le serate casalinghe, con amari casalinghi, ma vi sfido a trovare qualcuno che mi descriva in questi termini: lei non parla mai.

Eppure...

Tra i vari pensieri di queste settimane, accanto alla pigrizia da fine degli esami, è rimasto un appunto, un'osservazione..."Non parli molto di Parigi"...

Al che voi potreste ben ridere, osservando il titolo del blog e scorrendo, sfidandomi, i post del passato.

Dicevo, eppure...

Parigi compare talvolta nei miei discorsi (sempre a onor di prova, si chieda ai coinquilini bolognesi), ma devo ammetterlo: mi costa fatica.

"Hai paura?"

Paura?, e di cosa?...di accorgermi di aver preso scelte sbagliate, di aver sigillato in fondo al cuore un pacchetto da non scartare, di rendermi conto che in realtà sogno, e vedo, e annuso continuamente parigi, intono a me? ...No, non ho paura di queste cose...sono possibilità, in qualche caso già realizzate, non lo nego, ma non ho nulla da temere...

E allora, perchè non ne parli mai?

Io non so mai se sto facendo la cosa giusta. Mi piacciono i colori, il blu, soprattutto, parigi è blu, sì, come si diceva in un libro, parigi freme nel blu, io fremo, di blu.

E' vero, vi siete sbagliati, io non parlo mai, ma i miei occhi risplendono, di blu.

postato da: Luluisa alle ore 11:33 | link | commenti (1)
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mercoledì, 10 ottobre 2007

el mundo es suegno

Un ritorno forse non può mai essere facile, ma mentre me ne stavo in piedi a veder mio fratello scartare quella spilletta spagnola mi sono sentita stanca e visibilmente fuori luogo...

Sono state cinque giornate intense, di un'intensità prolungata, estrema...giorni infiniti, trascorsi a sudare lungo caje ricoperte di murales solari, a mangiare quantitativi esagerati di dolciumi, a farsi assorbire dal cielo granadino, lassù, su di un tetto, con la schiena incollata al pavimento della terrazza, incredibilmente proiettati nella sfera amaranto-celeste.

Sono state cinque giornate in puro stile almodovar, con bellissime ragazze ad ogni angolo della strada, il vociare locale di sottofondo, il gaspazho, le birre, le scarpe in saldo, le soap spagnole, le palme e migliaia di uccellini festanti in volo da un palazzo all'altro, da un ramo, all'altro, della città.

In autobus mi domandavo se non sto cercando in tutti i modi di privarmi di questa libertà...avvicinandoci all'aereoporto ho avuto la netta sensazione di aver fatto un torto a qualcuno, di aver rattristato per molto tempo una parte, di me stessa

postato da: Luluisa alle ore 10:37 | link | commenti (1)
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