Stranamente in anticipo, stranamente, perchè era da molto che non mi ricapitava, mi metto in fila alle macchinette dei biglietti. L'orario è quello di punta, dalle porte sempre aperte della stazione fiotti di persone si riversano nell'atrio, urtandosi.
Non ho fretta e nessuno da salutare. Oziosamente alzo lo sguardo...al di sopra degli ingressi della stazione di bologna, incastonate nel vetro, il personale delle FS o chiperlui ha posto degli stralci di opere...niente di più che dell'adesivo, trasparente, a tenere insieme qualche frasetta bianca.
Leggo il pensierino posto in alto, davanti alla mia faccia...
...non c'è nulla di piacevole nel viaggio. Il viaggio è sofferenza, paura, sennò non è. Ecco il motivo dei nostri stati d'animo, sempre conflittuali, ed ecco il motivo stesso del viaggio: esso ci apre a noi stessi.
...si susseguono stati veloci d'alterazione. Il sudore freddo mi scioglie nel caldo, il sole mattutino cala nella nebbia, il vento frizzante arriva nelle ossa e i vestiti rimangono umidi, sulla sedia di casa.
Mi trovo spesso a non percepire ciò che mi accade intorno. Continuo imperterrita a fissare un arbitrario centro del mondo, senza darmi una via d'uscita...nulla si muove, o tutto vortica, non riesco a fermarlo, non riesco nemmeno a spostare il centro...io.
Ci provo, ogni giorno. Ieri è andata bene, oggi andrà male...se ci penso un fondo logico c'è, dai, ragioniamo!, aggiungiamo strati su strati, uno instabile uno stabile uno instabile uno stabile...cosa ne verrà fuori? è logica, è logica...
Basta poco per farmi ridere, pochissimo per sorridere...tutto spinge, tutto corre, io ci provo, tengo il fiato, ma qualcosa fugge, da me...lontano.
Sento la pelle elettrica, i tendini tirati, il sorriso pronto a bagnarsi, i muscoli in attesa di spasmi...
...io ci provo, dal mio centro, chiedo aiuto, un'invasione, venite a prendermi, ...a darmi una ragione?
...decisamente ci sono certe cose che ultimamente mi riescono proprio male. Tra queste, i ritorni.
All'areoporto mi accoglie mio padre che prima di rispondere all'ormai usuale richiamo del cellulare mi chiede se sono andata in banca, se ho ritirato i soldi, se ho visto la proprietaria, se sono passata per quell'ufficio, ...
A casa, seduta a tavola, arriva la prima raffica, di cui conservo nel taschino solo la prima pallottola: "Allora, Parigi è sempre bella?".
Nel pomeriggio, neanche il tempo d'abbandonare seriamente lo studio, m'impegno a risolvere i problemi della nostra connessione remota. La signorina valentina al telefono mi chiede se mi ricordo la password di risposta alla domanda "Qual è la città in cui vorresti vivere?".
La sera, controllo il conto e ovviamente non vi è nessuna nuova voce, tra le sue frequentazioni.
Un bagno, bollente...sccccccccccch.
"In questo momento non mi vedo da nessun'altra parte, se non qui". Frase impegnativa, l'ho pronunciata io, ed è anche vera, ma non stasera, non in questo "qui", forse non ora.
Solo la radio a botto mi ha fatto uscire dalla vasca, io, appiattita e rintanata sotto la superficie d'acqua schiumosa.
No, non stasera, stasera vorrei davvero essere da un'altra parte, magari sola, certo meglio in compagnia, forse in macchina, con la radio accesa, o a piedi, intenta solo a camminare...nel freddo, avvolta nella mia sciarpa preferita, o baciata dal sole, all'aria frizzante.
Stasera, non qui.
Ma effettivamente non riesco a capire dove, anche perchè poi mi dico da sola che mi lamento troppo, e finisce tutto lì...appunto, lì... tra la mie voglie di correre, di ballare, d'urlare, d'accelerare in macchina, di bere una birra con gli amici...
Sott'acqua mi sono detta: i paesi freddi....ci puoi correre, a perdifiato, mica sudi, e poi sai come ti senti bene?!...